Torino ha perso Francesco Tabusso, Milano ha perso Gianfranco Pardi. E’ successo giovedì 2 febbraio, era in casa, a Milano. 78 anni e una curiosità pari solo alla sua irrequietezza, Pardi è stato sempre considerato un artista fuori dal coro, dai “Giardini pensili” alle “Architetture”. Indagatore profondo dello spazio, pittore, scultore e per certi versi filosofo, ha saputo conquistare la scena artistica sia italiana che estera.
“Che cosa vuoi dire Holderlin, nei versi citati da Pardi, quando scrive: “poeticamente, abita/l’uomo”? Che l’uomo può abitare poeticamente? E che allora si darebbe la possibilità, per l’uomo, di abitare non poeticamente? Non credo che il verso di Holderlin abbia questo senso. Credo piuttosto che Holderlin voglia porre, nel suo verso, il nesso indissolubile che lega l’abitare al poetico. Che Holderlin voglia mostrarci che nell’abitare – dentro il suo atto di abitare, di disporsi stabilmente in uno spazio, di accettarlo, di farne parte di sè – l’uomo costruisce e percorre il sistema simbolico di una conoscenza poetica. Credo che Holderlin, insomma, ci mostri come la teoria e la pratica dell’abitare producano poesia.
Allora è forse nell’architettura che si costituisce la scena per la rappresentazione della conoscenza poetica che l’uomo ha del mondo e di se stesso nel mondo. Ma l’espressione “la scena per la rappresentazione” è forse sbagliata. Forse sarebbe più giusto dire: “la scena in cui quella rappresentazione si mostra”. Cioè: la scena è l’immagine stessa di quella rappresentazione, la sua figura non vicaria.
Seguendo il verso di Holderlin come è stato citato da Pardi ci troviamo dunque portati dentro una casa. E guardando il lavoro di Pardi ci troviamo portati davanti alla parete di una casa. Una parete che è la scena in cui si rappresenta il significato dell’abitare.
Dalla frase che è nel verso di Holderlin, Pardi ha tagliato due parole”.
Omaggio di Francesco Tadini in relazione alla mostra “Poeticamente abita l’uomo”, Studio Marconi, Milano, 1978
- Angela Pastore
